Treccine all’uvetta soffici per la colazione
Ci sono mattine in cui il pane in cassetta non basta e la voglia è quella di qualcosa di morbido, appena dolce, da spezzare con le mani. Queste treccine all’uvetta nascono proprio lì: un impasto lievitato leggero, senza zucchero se non il cucchiaino di miele che serve a svegliare il lievito, e tutta la dolcezza affidata ai chicchi d’uvetta che si ammorbidiscono in cottura.
Non è una preparazione che ti tiene in cucina: il lavoro vero dura una ventina di minuti, il resto lo fa il tempo mentre tu fai altro. Puoi impastare a mano, con la planetaria o con la macchina del pane, il risultato non cambia. Ogni treccina si aggira sulle 200 calorie, quindi entra tranquillamente in una colazione di tutti i giorni.
Ingredienti
- 500 g di farina 0
- 275 ml di acqua tiepida
- 70 g di uvetta
- 50 g di burro morbido
- 10 g di sale
- 6 g di lievito di birra secco oppure 12 g di lievito fresco
- 1 uovo
- 1 cucchiaino di miele
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- Per spennellare: 1 tuorlo e 2 cucchiai di latte
- Per decorare: zucchero a velo quanto basta e, se ti va, cocco grattugiato
Preparazione
- Copri l’uvetta con acqua tiepida e lasciala ammorbidire per 10 minuti. Scolala, strizzala fra le mani e tamponala con la carta da cucina finché in superficie non resta più umidità.
- Nell’acqua tiepida sciogli il lievito insieme al miele. Lascia riposare qualche minuto perché si attivi, poi versa tutto in una ciotola capiente.
- Unisci l’uovo appena sbattuto, l’estratto di vaniglia e la farina setacciata. Comincia a lavorare il tutto, a mano o in planetaria.
- Quando la massa si compatta, aggiungi il sale e subito dopo il burro morbido, poco per volta. Lavora finché il panetto non diventa liscio ed elastico: resterà un po’ appiccicoso al tatto, ed è giusto così.
- Incorpora l’uvetta distribuendola in modo uniforme. Sposta l’impasto in una ciotola appena unta, chiudila con la pellicola oppure appoggiaci sopra un canovaccio, e lascialo lievitare in un angolo tiepido della cucina: gli serve un’ora e mezza circa, il tempo di raddoppiare.
- Dividi l’impasto in 12 pezzi dello stesso peso. Da ciascuno ricava un rettangolino e incidilo per il lungo con due tagli, tenendo unita l’estremità in alto.
- Intreccia i tre lembi senza tirarli e chiudi bene la punta finale, così la treccia non si apre durante la cottura.
- Disponi le treccine sulla teglia foderata di carta da forno, ben lontane l’una dall’altra perché cresceranno ancora. Coprile e concedi loro altri 30-40 minuti di riposo.
- Stempera il tuorlo nel latte e passa il composto sulla superficie con mano leggera. Inforna a 180 °C in forno statico già caldo per 15-18 minuti: devono gonfiarsi e prendere un bel colore dorato.
- Sposta le treccine su una gratella e aspetta che intiepidiscano, poi passaci sopra un po’ di zucchero a velo e, a piacere, una pioggia leggera di cocco grattugiato.

Consigli
La prima cosa da accettare è che questo impasto non deve venire sodo. Con 275 ml di acqua su 500 g di farina, più il burro, resta morbido e un filo colloso: se cedi alla tentazione di aggiungere farina per lavorarlo meglio, le treccine escono asciutte e compatte. Meglio ungerti appena le mani e il piano, e lasciare che sia la lavorazione a dare struttura.
L’ordine in cui entrano sale e burro non è un capriccio: il sale va dopo che la farina ha già assorbito i liquidi, il burro solo quando l’impasto comincia a stare insieme. Se li butti dentro all’inizio, il glutine fa fatica a formarsi e ti ritrovi con un panetto che si strappa invece di allungarsi.
L’uvetta va asciugata sul serio, non solo scolata. I chicchi ancora bagnati rilasciano acqua nell’impasto e lo rendono cedevole; quelli che restano in superficie, invece, tendono a scurire prima del resto. Quando formi le treccine, spingi dentro con un dito quelli che spuntano fuori.
Sulla spennellatura vai leggera: il tuorlo diluito nel latte serve a dare colore, ma se cola sulla teglia incolla la base della treccina e ne blocca la crescita. Passa il pennello solo sopra, senza insistere sui tagli dell’intreccio. E lo zucchero a velo mettilo all’ultimo momento, sulle treccine ormai tiepide: sul dolce ancora caldo si scioglie e sparisce.
Varianti
- Al posto dell’uvetta, la stessa quantità di gocce di cioccolato: qui salti l’ammollo e le unisci all’impasto così come sono.
- Ammolla l’uvetta nel succo d’arancia o nel tè tiepido invece che nell’acqua: prende un profumo diverso senza cambiare nulla della ricetta.
- Sostituisci la vaniglia con una grattugiata di scorza di limone o di arancia non trattata.
- Se in casa qualcuno l’uvetta non la ama, lasciala fuori: vengono delle treccine semplici, ottime anche farcite con marmellata o crema.
- Invece del cocco, cospargi la superficie di granella di zucchero subito dopo la spennellatura, prima di infornare.
- Per una versione senza uovo in superficie, spennella solo con il latte: il colore sarà più chiaro e opaco.
Conservazione
Una volta fredde, chiudile dentro una busta per alimenti: reggono bene uno o due giorni, poi cominciano a perdere morbidezza. Il frigorifero è il posto sbagliato, perché asciuga i lievitati più in fretta dell’aria di cucina. Se il giorno dopo le senti un po’ ferme, bastano pochi secondi al microonde o qualche minuto in forno per rimetterle in sesto.
Per tenerle più a lungo, congelale già cotte: falle raffreddare del tutto, mettile nei sacchetti da congelatore e consumale entro un mese. Conviene surgelarle senza zucchero a velo, che con il freddo si inumidisce e sparisce; lo aggiungi al momento, dopo averle riscaldate.
Domande frequenti
Posso impastare tutto a mano?
Sì, senza problemi. Serve solo un po’ di pazienza in più nella fase del burro: aggiungilo un pezzetto alla volta e aspetta che sia assorbito prima di metterne altro, altrimenti l’impasto scivola sotto le mani.
L’impasto resta appiccicoso, ho sbagliato qualcosa?
No, è la consistenza giusta per questa dose di acqua e burro. Va lavorato finché non diventa liscio ed elastico, ma resterà sempre morbido: è proprio questo a rendere le treccine soffici.
Come uso il lievito di birra fresco?
Ne servono 12 g al posto dei 6 g di secco. Sbriciolalo nell’acqua tiepida con il miele esattamente come faresti con quello disidratato, e prosegui allo stesso modo.
Il secondo riposo dopo l’intreccio si può saltare?
Meglio di no. Formando le treccine sgonfi l’impasto, e quei 30-40 minuti servono a farlo riprendere: senza, in forno restano basse e la treccia si vede appena.
Come capisco che sono cotte?
Devono essere gonfie e dorate in superficie, con la base asciutta al tatto quando le sollevi. Dentro i 15-18 minuti indicati controllale a vista, perché la doratura arriva in fretta negli ultimi minuti.
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