Polpette di pane alla napoletana per l’apericena: pronte in mezz’ora, dosi per sei
Le polpette di pane alla napoletana sono una ricetta semplice e saporita della cucina di casa, nata per recuperare il pane raffermo e trasformarlo in un antipasto irresistibile. Croccanti fuori e morbide dentro, profumano di pecorino, aglio e prezzemolo, proprio come le preparazioni più genuine della tradizione partenopea. Sono perfette da servire calde durante un apericena con gli amici, magari al centro della tavola, una tira l’altra. Con pochi ingredienti e una frittura veloce porti in tavola uno sfizio economico, pratico e pieno di carattere.
Ingredienti
- 300 g di mollica di pane raffermo
- 120 ml di latte intero
- 2 uova medie
- 60 g di pecorino romano grattugiato
- 1 spicchio d’aglio piccolo
- 1 ciuffo di prezzemolo fresco
- Sale fino q.b.
- Pepe nero q.b.
- Pangrattato q.b.
- Olio di semi di arachide q.b. per friggere

Preparazione
Ammorbidire il pane
Spezzetta la mollica di pane raffermo in una ciotola, bagnala con il latte e lasciala riposare per 10 minuti. Strizzala bene con le mani, così l’impasto non risulterà troppo umido.
Preparare l’impasto
Unisci al pane le uova, il pecorino grattugiato, l’aglio tritato finemente, il prezzemolo sminuzzato, un pizzico di sale e una macinata di pepe. Mescola fino a ottenere un composto morbido ma lavorabile.

Formare le polpette
Preleva piccole porzioni di impasto e forma polpette grandi quanto una noce. Passale nel pangrattato, facendolo aderire bene su tutta la superficie.
Friggere le polpette di pane
Scalda abbondante olio di semi di arachide a 170 °C e friggi poche polpette alla volta per 3-4 minuti, girandole finché saranno dorate in modo uniforme. Scolale su carta assorbente.
Servire
Porta in tavola le polpette di pane alla napoletana ancora calde, quando sono croccanti fuori e soffici all’interno.
I consigli di Rosa
Strizza la mollica con decisione dopo l’ammollo, fino a togliere davvero il latte in eccesso. Il pane troppo bagnato è la causa di tutti i guai: l’impasto non tiene la forma, le polpette si aprono nell’olio e assorbono grasso invece di sigillarsi. Se dopo aver unito uova e pecorino il composto resta appiccicoso, aggiusta con un po’ di pangrattato e non con la farina, che lo indurisce.
L’aglio va tritato finissimo, quasi ridotto in crema. A pezzetti resta crudo dentro la polpetta e allo stesso tempo si brucia dove tocca l’olio bollente, lasciando quel retrogusto amaro che copre il prezzemolo. Con il sale invece vai piano, perché il pecorino romano ne porta già parecchio.
Il pangrattato esterno va premuto perché aderisca su tutta la superficie: è quella crosta a trattenere il formaggio quando si scioglie e a impedire alla polpetta di sfaldarsi nell’olio. In frittura tienine poche per volta, perché buttandone troppe insieme la temperatura dell’olio crolla, la crosta non si forma subito e la mollica si comporta esattamente come una spugna.
Conservazione
Fritte, si conservano in frigorifero per 1-2 giorni, ma coprile solo quando sono completamente fredde: se chiudi il contenitore mentre sono ancora tiepide il vapore resta intrappolato e ammorbidisce la panatura dall’interno, ed è un danno che poi non recuperi più del tutto.
Per riscaldarle usa il forno e disponile in un solo strato, senza sovrapporle, così l’aria calda le asciuga tutt’intorno. Se però puoi organizzarti diversamente, forma e impana le polpette in anticipo, tienile crude in frigorifero e friggile al momento: una polpetta di pane appena uscita dall’olio, croccante fuori e soffice dentro, è un’altra cosa rispetto a qualsiasi versione rigenerata.
Mezz’ora di orologio, dall’inizio al vassoio
Per l’apericena il calcolo è semplice: quattro o cinque polpette a testa se ci sono anche olive, salumi e qualcosa da bere, quindi queste dosi coprono sei amici. E ci arrivi in trentacinque minuti scarsi, se ti organizzi così.
Mentre il pane si ammorbidisce nel latte, dieci minuti, grattugi il pecorino e triti aglio e prezzemolo: quando torni al pane hai già tutto pronto. L’impasto si fa in cinque minuti, formare le polpette in otto se le tieni piccole come una noce, sui venticinque grammi. Non farle più grandi: più grosse vogliono sei minuti di frittura e restano crude in mezzo.
La frittura sono quattro giri da sei pezzi, tre minuti e mezzo l’uno, un quarto d’ora in tutto. Mentre l’ultimo giro frigge, prepari il vassoio.
Un consiglio sul servizio: disponile in un solo strato su un piatto piano, mai ammucchiate in una ciotola fonda e mai coperte con un canovaccio. Il vapore che non esce le ammorbidisce in cinque minuti. Accanto mettici una ciotolina di ricotta lavorata con scorza di limone.
Lascia un commento