Polpette di pane alla napoletana al sugo, il secondo della domenica senza carne
Le polpette di pane alla napoletana sono una ricetta povera e saporita, nata per recuperare il pane raffermo e trasformarlo in un piatto ricco di profumo. Morbide dentro, dorate fuori e poi lasciate insaporire nel sugo di pomodoro, sono perfette per un pranzo in famiglia, una cena semplice o un secondo piatto vegetariano che mette tutti d’accordo. Bastano pochi ingredienti genuini, un buon pecorino, basilico fresco e una salsa fatta con calma. Il risultato è casalingo, generoso e davvero facile da portare in tavola.
Informazioni sulla ricetta
- Porzioni: 4 persone
- Tempo di preparazione: 25 minuti
- Tempo di cottura: 40 minuti
- Tempo totale: 1 ora e 15 minuti
- Difficoltà: Facile
- Costo: Molto economico
Ingredienti
- Per le polpette: 300 g di pane raffermo casereccio
- 180 ml di latte intero
- 2 uova medie
- 50 g di pecorino grattugiato
- 30 g di parmigiano grattugiato
- 1 spicchio d’aglio piccolo
- 1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
- 2 cucchiai di pangrattato, solo se necessario
- sale fino
- pepe nero
- olio di arachide per friggere
- Per il sugo: 700 g di passata di pomodoro
- 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- 1 spicchio d’aglio
- 6 foglie di basilico fresco
- sale fino
SalvaPreparazione
Preparate il sugo
Scaldate l’olio extravergine d’oliva in un tegame, unite l’aglio e lasciatelo dorare appena. Aggiungete la passata di pomodoro, salate e cuocete a fuoco dolce per circa 15 minuti, poi profumate con il basilico.
Ammorbidite il pane
Eliminate le parti troppo dure della crosta, spezzettate il pane e mettetelo in una ciotola con il latte. Lasciatelo riposare per 10 minuti, poi strizzatelo leggermente e sbriciolatelo con le mani.
Formate l’impasto
Unite al pane le uova, il pecorino, il parmigiano, l’aglio tritato finemente, il prezzemolo, poco sale e pepe. Mescolate fino a ottenere un composto morbido ma lavorabile; se fosse troppo umido, aggiungete poco pangrattato.
SalvaFate le polpette
Con le mani leggermente umide formate polpette grandi come una noce, compattandole bene senza schiacciarle troppo.
Friggete
Scaldate abbondante olio di arachide a 170 °C e friggete le polpette poche alla volta per 3-4 minuti, finché saranno dorate. Scolatele su carta assorbente.
Finite nel sugo
Trasferite le polpette fritte nel tegame con il sugo e lasciatele insaporire a fuoco basso per 8-10 minuti. Servitele calde, con il sugo ben avvolgente e qualche foglia di basilico fresco.
I consigli di Rosa
Dopo averla preparata decine di volte, questi sono i dettagli che fanno davvero la differenza.
Questi antipasti danno il meglio appena fatti, ma puoi prepararli in anticipo e rigenerarli in forno a 180°C per 5 minuti prima di servire. Se li prepari per un buffet, disponili su più vassoi piccoli invece di uno grande: potrai portarne in tavola uno alla volta, sempre caldo.
Conservazione
Si conservano in frigorifero per 1-2 giorni. Rigenerali in forno a 180°C per 5-8 minuti prima di servirli: torneranno fragranti come appena fatti.
Il secondo della domenica, con il sugo che serve due volte
Come secondo di un pranzo in famiglia conta cinque o sei polpette a testa: con queste dosi metti a tavola quattro persone. Se siete in otto raddoppia pane, uova e formaggio, mentre per il sugo bastano trecento grammi di passata in più, altrimenti diventa una zuppa.
Nel tegame tienile in un solo strato, mai accatastate: sotto il peso quelle sotto si schiacciano e perdono la crosticina. Dieci minuti a fuoco basso sono la misura giusta. Oltre i venti il pane assorbe troppo liquido e le polpette si sfaldano appena le prendi con il cucchiaio. Se il sugo si restringe, allungalo con due dita di acqua calda, mai fredda, che blocca la cottura.
Il bello è che da una pentola sola esce anche il primo: prima di calare le polpette metti da parte due mestoli di sugo e usalo per condire dei mezzi rigatoni, con una grattata di pecorino. Così il pranzo è completo e hai sporcato una padella.
Portale in tavola nel tegame di cottura, con il pane per la scarpetta: è un secondo senza carne che nessuno vive come una rinuncia.
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